Il Territorio

La distillazione in corrente di vapore: come nasce un'essenza

Alambicco in rame per la distillazione delle erbe aromatiche

C'è un momento, a ogni raccolto, in cui il campo entra in laboratorio: le fascine di lavanda o di menta appena tagliate arrivano all'alambicco, e nel giro di qualche ora un intero filare diventa una boccetta. La distillazione in corrente di vapore è il cuore del nostro mestiere — una tecnica antica, quasi immutata da secoli, che non aggiunge nulla: si limita a separare ciò che la pianta ha già costruito.

Come funziona la distillazione in corrente di vapore?

Il principio è semplice da raccontare e delicato da eseguire. L'alambicco ha tre parti:

  1. La caldaia, dove l'acqua bolle e produce vapore.
  2. Il vaso di distillazione, riempito con la pianta — fiori, foglie, steli, a seconda dell'essenza. Il vapore lo attraversa dal basso verso l'alto e, passando tra i tessuti vegetali, si porta via le molecole aromatiche.
  3. Il refrigerante, una serpentina immersa in acqua fredda dove il vapore carico di profumo condensa e torna liquido.

All'uscita, nel vaso separatore, il liquido si divide da solo: l'olio essenziale, più leggero, galleggia; sotto resta l'acqua di distillazione — l'idrolato, che in casa nostra diventa Aqua d'lavanda e le altre acque. Da una distillazione nascono quindi due prodotti, non uno: è una delle cose più belle di questo processo, non si butta via niente.

Perché servono chili di fiori per pochi millilitri?

Perché l'essenza è una frazione minuscola della pianta. La resa varia molto da specie a specie, ma l'ordine di grandezza è questo: per un chilo di olio essenziale di lavanda servono all'incirca cento chili di fiori. È il motivo per cui una boccetta da 10 ml non è mai "cara": dentro c'è un pezzo di campo, un raccolto fatto a mano e ore di fuoco lento.

I tempi contano quanto le quantità. Distillare troppo in fretta, con vapore troppo violento, "brucia" le note più fini; distillare troppo a lungo diluisce. Ogni pianta ha la sua curva, e la si impara solo facendolo, stagione dopo stagione.

Che differenza fa distillare vicino al campo?

Tutta la differenza del mondo. Le erbe aromatiche cominciano a perdere profumo nel momento in cui vengono tagliate: ogni ora tra il taglio e l'alambicco è profumo che se ne va. Distillare in Val Trebbia, a pochi minuti dai filari, significa che la lavanda entra nel vaso di distillazione il giorno stesso della raccolta, con le sue molecole ancora tutte al loro posto.

È una scelta che non si vede in etichetta ma si sente nel naso: le essenze distillate vicino al campo conservano le note verdi e vive della pianta fresca, quelle che i lunghi trasporti spengono per primi.

Il vapore cambia la pianta?

No, ed è il punto: la distillazione in corrente di vapore è un metodo fisico, non chimico. Non usa solventi, non aggiunge nulla, non trasforma: il vapore fa da corriere, l'acqua fredda da traduttore. Quello che trovi in una nostra essenza pura è il profumo che la pianta aveva in campo, concentrato ma non alterato — il motivo per cui in etichetta possiamo scrivere solo il nome botanico e nient'altro.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra distillazione e spremitura a freddo?

La spremitura a freddo si usa per gli agrumi: le scorze vengono premute meccanicamente e l'essenza esce senza calore. La distillazione in corrente di vapore serve per fiori, foglie ed erbe, dove l'essenza è custodita nei tessuti e solo il vapore riesce a liberarla.

L'idrolato è un sottoprodotto di scarto?

Tutt'altro: è la metà gentile della distillazione. Contiene le componenti aromatiche solubili in acqua ed è perfetto per l'uso quotidiano sulla pelle, senza diluizione. Ne parliamo nella guida su acque, idrolati e oli essenziali.

Posso visitare la distilleria?

Ci stiamo lavorando: l'idea di aprire l'alambicco alle visite durante la stagione del raccolto ci gira in testa da tempo. Nel frattempo raccontiamo tutto qui sul blog, raccolto dopo raccolto.