Il Territorio

Il raccolto della lavanda: un anno nei nostri campi

Mani che raccolgono mazzi di lavanda in un campo

La lavanda si compra in un minuto e si coltiva in un anno. Quello che arriva in boccetta a luglio comincia dodici mesi prima, con le potature d'autunno, e passa per gelate, attese, api e mal di schiena. Questo è il calendario vero dei nostri filari in Val Trebbia — per chi ci chiede "ma quando fiorisce?", e per chi vuole sapere cosa c'è dietro un mazzo di lavanda essiccata.

Quando fiorisce la lavanda?

Sulle nostre colline, tra i 300 e i 500 metri, la Lavandula angustifolia fiorisce tra metà giugno e fine luglio. Le spighe si colorano prima ai bordi del campo, dove il sole batte più a lungo, poi la fioritura risale i filari come una marea viola. Il momento esatto cambia ogni anno: una primavera piovosa la ritarda, un maggio caldo la anticipa. Si impara a leggerla guardando le api — quando il campo ronza da mattina a sera, ci siamo.

Quando si raccoglie, e perché proprio in quel momento?

Il taglio si fa nel pieno della fioritura, nelle prime ore del mattino, quando la rugiada è asciugata ma il sole non ha ancora scaldato le spighe: è lì che la concentrazione di oli aromatici è più alta. Aspettare troppo significa perdere profumo; anticipare troppo significa raccogliere colore senza carattere.

Si taglia a mano, a mazzi, con la falcetta — filare per filare. È il lavoro più faticoso e più bello dell'anno: la schiena lo ricorda per giorni, il naso per mesi.

Cosa succede alla lavanda dopo il taglio?

Dal campo, la lavanda prende due strade:

  • La via dell'alambicco: le fascine destinate all'olio essenziale e all'acqua di lavanda vengono distillate il giorno stesso, a pochi minuti dai filari, finché il profumo è intatto. Come funziona lo raccontiamo nella guida alla distillazione.
  • La via dell'essiccatoio: i mazzi da tenere in casa si appendono a testa in giù in un locale buio, asciutto e ventilato per due o tre settimane. Il buio custodisce il colore, l'aria porta via l'acqua e lascia il profumo.

E il resto dell'anno, cosa si fa?

Il raccolto è un lampo; la cura è tutto il resto:

  1. Fine estate: dopo il taglio, le piante si pareggiano — la potatura dà alla lavanda la sua forma a cuscino e prepara i getti dell'anno dopo.
  2. Autunno: si piantano le nuove talee, quando la terra è ancora tiepida e le piogge aiutano ad attecchire. In autunno fiorisce anche il nostro zafferano — mentre la lavanda si addormenta, il campo accanto si sveglia.
  3. Inverno: la lavanda riposa sotto il gelo senza paura, è una pianta di montagna. Noi sistemiamo l'attrezzatura e progettiamo i filari nuovi.
  4. Primavera: sfalci tra le file, controllo delle piante giovani, e poi l'attesa — la parte del mestiere che non si impara mai del tutto.

Domande frequenti

Qual è il periodo migliore per vedere i campi di lavanda fioriti?

Tra fine giugno e metà luglio, nella maggior parte delle zone collinari del Nord Italia come la nostra Val Trebbia. Meglio al mattino presto o al tramonto: la luce è più bella e le api sono meno indaffarate.

Quanto dura un mazzo di lavanda essiccata?

Il profumo resta netto per un anno buono, e sfregando le spighe tra le dita si risveglia anche dopo. Il colore, se il mazzo è stato essiccato al buio, dura ancora più a lungo. Tienilo lontano dal sole diretto e dall'umidità.

La lavanda va annaffiata?

Pochissimo: è una pianta mediterranea che teme più l'acqua del caldo. Nei primi mesi dopo il trapianto sì, poi le radici scendono in profondità e chiedono solo sole, vento e un terreno che dreni bene. È anche per questo che ama le nostre colline sassose.